BRUNO TABACCI
Presidente Commissione
Attività produttive, Camera dei Deputati
La parte propositiva del documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla situazione e le prospettive del settore dell'energia svolta dalla Commissione conteneva poche righe dedicate alla borsa elettrica, nelle quali se ne auspicava l'avvio nei tempi previsti e sulla base delle norme vigenti, avvertendo che la sussistenza di incognite e di rischi legati al livello dei prezzi dell'energia non poteva rappresentare una ragione per desistere dall'intento. Il disegno di legge predisposto dal Governo non contiene invece alcun riferimento alla borsa.
Qual è la sintesi che, tenendo conto dei precedenti interventi, è possibile fare oggi riguardo a tale vicenda?
L'avvio della Borsa elettrica costituirà innanzitutto l'occasione per verificare gli esiti del processo di liberalizzazione, rappresentando una sorta di test dell'impegno profuso finora dal legislatore e dal Governo per aprire il mercato.
E' già stato ricordato che fino ad oggi si è tentato di costruire, a partire dalla Direttiva 96/92/CE, il mercato attraverso una serie di scelte volte a creare un certo grado di pluralismo dal lato dell'offerta - vedi le operazioni relative alle tre Genco - ed rendere progressivamente libera l'utenza ampliando la categoria dei cosiddetti clienti idonei.
Riguardo al lavoro svolto su entrambi i versanti, l'offerta e la domanda, taluni nutrono perplessità, per molti versi legittime: la quota di Enel, per quanto riguarda la produzione di energia, può essere ancora ritenuta eccessiva Questo appare, ad esempio, il giudizio dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, ribadito proprio nel corso di un'audizione nei giorni scorsi al Senato sulle recenti tendenze dei prezzi e delle tariffe.
Rispetto alla domanda, si evidenzia inoltre come non tutti i clienti siano ancora liberi, (secondo i più recenti accordi intervenuti in sede europea, questo dovrebbe avvenire a partire dal 1° luglio 2007). si dubita che molti di essi possano godere di un'effettiva libertà, cioè della possibilità di scegliere tra una pluralità di fornitori e, infine, si sottolinea come un ruolo prevalente, almeno nei primi tempi di funzionamento della Borsa, sembri destinato a svolgerlo l'Acquirente unico.
A simili preoccupazioni, tuttavia, se ne potrebbero contrapporre altre di segno opposto: la quota di Enel può essere ritenuta ancora elevata qualora si consideri il solo mercato nazionale, ma il giudizio è destinato a modificarsi se il mercato rilevante diviene quello europeo. Sono infatti note le asimmetrie che si registrano in Europa sul versante dell'offerta e soprattutto nella condotta dei singoli paesi riguardo alle rispettive imprese nazionali.
Se a questo si aggiunge la comprovata difficoltà di individuare, in ambito nazionale, nuovi operatori dotati delle necessarie risorse finanziarie e tecniche per assumere un ruolo significativo nel comparto energetico, non vi è dubbio che vi siano ragioni per procedere con una certa cautela.
Sul versante della domanda, è vero che bisogna preoccuparsi di assicurare effettive condizioni di libertà, ma proprio per questo avrebbe poco senso accelerare per poi scoprire che i fornitori rimangono gli stessi e che gli utenti finiscono solo per perdere la garanzia propria dei clienti vincolati. Fare i primi della classe in questo ambito non sembra conveniente, mentre appare più ragionevole impegnarsi a rispettare in modo sostanziale i tempi di apertura del mercato in via di definizione in ambito comunitario.
La circostanza che non ci troviamo di fronte ad un mercato perfettamente organizzato, non significa che sia opportuno rinviare a data da destinarsi l'avvio della Borsa elettrica, annunciato tra l'altro più volte dal ministro Marzano.
Questo non solo perché, come insegnano gli economisti, la concorrenza perfetta è un modello ideale privo di effettiva rispondenza nella realtà, ma soprattutto perché senza la Borsa c'è il rischio che la liberalizzazione si arresti e non si realizzi un livello di competizione accettabile.
La Borsa elettrica deve in tal senso rappresentare anche l'occasione per introdurre i correttivi, gli aggiustamenti che si rivelassero necessari. Una volta costruito il mercato sulla carta, occorre metterlo alla prova facendolo funzionare sulla base dei meccanismi di mercato, per valutare se vi è corrispondenza tra i modelli teorici e i concreti assetti del mercato energetico. Si tratta di un passaggio necessario sotto il profilo della trasparenza, ma anche dell'unica strada percorribile per promuovere un'effettiva concorrenza. Ricordiamoci, sotto quest'ultimo aspetto, come, secondo gli esperti, la Borsa non si rivelerà un meccanismo neutro, ma influenzerà e modificherà i comportamenti delle imprese.
L'adozione del recente decreto-legge sugli stranded cost, che elimina un elemento sicuramente distorsivo della concorrenza, contribuisce a far ritenere che i tempi per l'avvio della Borsa siano maturi. Il Governo ha chiarito come l'urgenza del decreto-legge derivi proprio dalla volontà di rispettare i tempi per quanto riguarda l'avvio della borsa.
In assenza della Borsa non vi è un meccanismo concorrenziale nella definizione delle priorità dei diritti di immissione e di prelievo basata sui costi dichiarati dagli operatori. Questo non impedisce al mercato di presentarsi come aperto, nel senso che i clienti idonei finali e i consorzi possono operarvi senza l'intermediazione dei distributori, mentre sono operative una serie di società attive nel trading come grossisti.
Si avverte tuttavia, a fronte di una domanda sempre maggiore da parte dei clienti idonei, una strutturale carenza di offerta di energia sul mercato libero, alla quale si è cercato di supplire, mettendo a disposizione la capacità di interconnessione con l'estero e l'energia prodotta dagli impianti “Cip 6” e ritirata dal gestore della rete nazionale. Si tratta tuttavia di soluzioni e di accorgimenti di natura transitoria in attesa dell'avvio di un vero mercato dell'energia.
Essere favorevoli all'avvio della Borsa non significa ignorare come vi siano delle incognite che solo l'esperienza potrà sciogliere, anche perché il nostro modello di Borsa presenta tratti piuttosto peculiari. Si tratta, infatti, analogamente al modello inglese, di un mercato centralizzato, ma se ne differenzia per alcuni aspetti rilevanti quali la partecipazione della domanda, la suddivisione zonale e la partecipazione non obbligatoria in senso stretto.
La struttura e il funzionamento del mercato dell'energia appaiono inoltre assai complessi; si tratta di un mercato suddiviso in cinque mercati: mercato dell'energia del giorno prima, mercato di aggiustamento, mercato per la risoluzione delle congestioni, mercato della riserva, mercato del bilanciamento.Tali mercati sono a loro volta suddivisi in sottomercati e ulteriormente suddivisi in mercati zonali.
Il Gestore del mercato elettrico gestirà inoltre anche il mercato dei certificati verdi.
Si comprendono quindi gli inviti a riflettere, a procedere con una certa cautela, tentando in primo luogo di evitare contraccolpi di segno negativo per quanto riguarda il livello dei prezzi. Occorre in ogni caso voltare pagina, testando l'idoneità del modello di Borsa prescelto. A me sembra che i passi compiuti e quelli annunciati portino in questa direzione.
Vi sono poi alcuni elementi costitutivi della Borsa ai quali occorre prestare una grande attenzione. In primo luogo la trasparenza e la concorrenzialità della Borsa sono destinate a dipendere dal numero degli operatori che vi faranno ricorso: solo un'elevata partecipazione può garantire spessore al mercato e conferire significatività al prezzo.
La permanenza dei contratti bilaterali è invece, in linea di principio, destinata a penalizzare il risultato allocativo della Borsa, togliendo significatività all'ordine di merito, che richiede di ordinare le offerte in Borsa sulla base del prezzo, partendo da quello più alto. Non a caso l'Autorità per l'energia elettrica e il gas ha chiesto che lo stesso Acquirente unico sia costretto ad acquistare l'energia in Borsa.
Se il volume della Borsa è troppo basso, si corre il rischio di non riuscire a trovare un indicatore di prezzo chiaro ed efficiente.
Il Governo sembra tuttavia intenzionato a partire, utilizzando una possibilità già prevista dal decreto Bersani, con il meccanismo del doppio binario, facendo salva, accanto alla contrattazione di mercato, la possibilità di stipulare contratti bilaterali al di fuori della Borsa.
Questa può essere la strada per un avvio morbido del sistema, ma in tal modo diviene facoltativo il passaggio in Borsa e risulta quindi importante individuare “chi” e “perché” potrà non utilizzare la Borsa e “chi” e “perché” potrà portare in Borsa l'energia scambiata nei contratti bilaterali.
Altro elemento estremamente delicato del sistema è quello basato sul meccanismo dell'asta cieca, in virtù del quale le offerte degli operatori devono rimanere segrete per almeno un anno. Il meccanismo è stato ideato per impedire collusioni tra gli operatori e corrisponde ad una finalità che di per sé appare condivisibile.
Non dobbiamo tuttavia dimenticare come sul mercato sia presente un operatore forte in possesso di informazioni sull'offerta di elettricità, che potrebbe rivelarsi in grado di intuire anche le informazioni delle quali non è a conoscenza. Se ciò avvenisse, si determinerebbe una evidente asimmetria informativa in grado di condizionare il funzionamento della Borsa. Occorrerà quindi vigilare per scongiurare un simile esito, tenendo conto di come l'avvio della Borsa non potrà comunque non rivestire una natura, almeno sotto certi aspetti, sperimentale.
Un altro tema da considerare riguarda la possibilità di avviare, insieme alla Borsa, un mercato degli strumenti derivati, prevedibilmente destinato ad essere gestito dallo stesso GME. La questione è stata già oggetto di ampi dibattiti e merita una certa attenzione. Vi sono tra l'altro dei problemi tecnici da risolvere legati all'integrazione della disciplina del GME con le leggi italiane che regolano i mercati finanziari, specialmente in relazione al ruolo delle SIM.
Tuttavia, l'aspetto centrale che a mio parere meriterebbe di essere considerato riguarda l'idoneità di un simile mercato a favorire una stabilizzazione dei prezzi dell'energia, attenuando il rischio di manovre di tipo speculativo.
Mi auguro quindi che il Governo fornisca quanto prima indicazioni circa i propri orientamenti in merito.
Per quel che concerne il disegno di legge A.C.3297 di riforma del settore energetico che la Commissione sta attualmente esaminando in sede referente, ho già ricordato come il testo non contenga alcun riferimento al tema della Borsa elettrica, segno che si ritiene soddisfacente l'attuale disciplina di livello primario. Ciò evidentemente non esclude la possibilità di un qualche aggiustamento in corso d'opera, magari proprio relativo al tema degli strumenti derivati.
Riguardo alla normativa secondaria, ricordo come la disciplina del mercato elettrico, pur essendo stata definita nelle sue linee generali dal ministro delle Attività produttive sin dal maggio 2001, risulta ancora da completare attraverso l'approvazione, da parte del ministero, della nuova proposta di istruzioni per la disciplina del mercato elettrico predisposta dal GME in sede di recepimento di alcuni rilievi avanzati dal Governo all'originaria proposta di istruzioni.
E' interesse di tutti che, quanto prima, venga compiutamente definito il quadro normativo, a livello primario e secondario.
Vorrei a questo punto segnalare come la settimana scorsa sia stato approvato dalla Camera dei Deputati un emendamento ad un decreto-legge, volto ad assicurare il proseguimento dell'attività di alcuni impianti termoelettrici in attesa del completamento dei relativi piani di ambientalizzazione, che ha relegato nella c.d. cosiddetta riserva strategica gli impianti stessi, tra cui quello di Porto Tolle. Il problema che si è determinato è duplice: da un lato, c'è qualcuno che ha comprato dall'Enel una delle tre Genco e si ritrova ora in mano un pezzo di carta, dall'altro, non si comprende perché tutti i proprietari dovrebbero impegnarsi, attraverso cospicui investimenti, a garantire la piena operatività di impianti che, in quanto collocati nella riserva strategica, sono destinati ad essere attivi solo nei momenti di punta.
Mentre noi parliamo di borsa elettrica e della necessità di potenziare l'offerta dobbiamo tenere conto di come il Parlamento abbia adottato una decisione totalmente irresponsabile.
L'articolo 117 della Costituzione lo abbiamo davvero approfondito? Io sto cercando di collegarlo alla devoluzione non per fare un dispetto a Bossi, ma perché mi sembra l'occasione giusta per sottrarre alla legislazione concorrente l'energia, collocata lì in modo sbagliato. Allo stato, non c'è alcun progetto in materia in grado di partire, anzi, come ho ricordato, viene messo in discussione quello che già c'é. Si tratta dunque di riportare in capo alla legislazione nazionale il tema dell'energia nelle sue diverse articolazioni, senza tuttavia trascurare le Regioni, perché ci sono tante altre materie che toccano la responsabilità regionale quali, ad esempio, il governo del territorio e la tutela ambientale. Ma se noi non facciamo venire meno la competenza concorrente in materia di energia, si può essere certi che, con la pretesa dell'autosufficienza energetica e l'obiettivo di chiudere tutte le infrastrutture indesiderate (che tra l'altro spesso operano a servizio di altre aree del territorio), ogni regione pretenderà di fare il suo piano energetico regionale, anzi ogni provincia farà il suo piano energetico provinciale.
Da ultimo c'è il problema del mix delle fonti di approvvigionamento. Da quando lo abbiamo evidenziato nel documento conclusivo dell'indagine conoscitiva non sono stati fatti passi in avanti. Tutti vogliono il ciclo combinato, ma se noi non tocchiamo i fondamentali, non c'è alcuno spazio per ridurre la bolletta energetica. Sotto questo aspetto è evidente come la mentalità che ha portato all'approvazione dell'emendamento di cui sopra generi un'assoluta indisponibilità a far localizzare una centrale alimentata da un combustibile diverso da quelli tradizionali. Questo è il vero punto, tant'è che a Porto Tolle c'è una totale opposizione al progetto di utilizzare l'orimulsion.
Vorrei insomma che ci dedicassimo con molta attenzione a questi problemi.
Sono stato interpellato perché dicessi cosa pensavo del decreto-legge sugli stranded cost . Poiché difendo il lavoro parlamentare, ho segnalato al Governo l'inopportunità di un'iniziativa di questo tipo, perché consideravo che ciò potesse alterare un dibattito in corso che riguarda la riforma complessiva del settore elettrico attraverso il disegno di legge “Marzano”. Ho quindi suggerito che si intensificasse il lavoro su tale disegno di legge, che si giungesse almeno alla sua approvazione ad opera di un ramo del Parlamento e che quindi il Governo, in relazione all'emergenza, ne estraesse delle parti significative da trasferire in un decreto-legge. Tale percorso non si è rivelato praticabile, non perché il Governo non avesse compreso i termini politici della questione, ma perché l'emergenza alla base del decreto-legge era tale da non consentire di attendere sino a maggio.
Vorrei aggiungere che va tenuto ben presente anche il dibattito sull'Autorità. Si annuncia un intervento del Governo di riforma delle Autorità indipendenti e non si capisce bene dove verrà collocata l'Autorità per l'energia. C'è soprattutto la tentazione di ricondurre alla responsabilità del Governo quello che al Governo non può e non deve essere ricondotto per una questione di principio di carattere generale: abbiamo dato vita ad una privatizzazione e poi ad una liberalizzazione del mercato e se vogliamo costruire un vero mercato è necessario che nella fase di transizione vii sia un'Autorità terza in grado di tutelare gli interessi pubblici e privati.
Sono anch'io peraltro dell'opinione, come il prof. Ranci, che questo non è il tema centrale, è un tema sul quale è bene che si arrivi ad una conclusione, si decida, ma si sappia che da lì non possono arrivare soluzioni miracolistiche.
Su questo richiamo l'attenzione di tutti per evitare di dover essere sempre pressati dall'urgenza di problemi che non siamo in grado di affrontare al momento opportuno e con la dovuta ponderazione.