Chiedo adesso all'onorevole Tabacci se accoglie l'invito a ritirare il suo emendamento 29.3, formulato dalla Commissione e dal Governo.
BRUNO TABACCI. Signor Presidente, ho ben inteso l'invito formulato dal Governo a ritirare il mio emendamento 29.3 e le indicazioni che sono state testé formulate dal collega Mantovano. Poiché della questione si è discusso molto, vorrei al riguardo svolgere alcune brevissime considerazioni.
Con tale iniziativa, con i colleghi abbiamo inteso avere un approccio pragmatico e non ideologico. Non ritengo politicamente utile cavalcare le paure connesse con l'espandersi dei movimenti migratori; non le sottovaluto, si intende, ma vanno governate perché esse sono le condizioni del nostro tempo.
L'emendamento in questione si pone l'obiettivo di regolarizzare la posizione di migliaia di lavoratori extracomunitari che lavorano in nero presso aziende artigianali, agricole, commerciali e industriali del nostro paese; regolarizzare non si tratta di una quarta sanatoria. Com'è noto, le tre precedenti sanatorie, quelle del 1986, del 1989 e del 1996, facevano riferimento non già alla condizione del lavoro dipendente, ma genericamente, pur con diverse sfumature, alla presenza, diciamo, di cittadini extracomunitari nel nostro paese.
LIVIA TURCO. Non è vero!
BRUNO TABACCI. Si tratta di persone che già oggi lavorano in Italia, concorrendo alla produzione della ricchezza nazionale. Vi sono, quindi, ragioni di continuità produttiva, ragioni di perdite di gettito contributivo fiscale e di lotta al sommerso (come più volte ha sostenuto di voler portare avanti il Governo), nonché ragioni di civiltà e di umanità che, certo, non vanno considerate per ultime.
La collocazione nell'articolo 29 evita il crearsi di effetti perversi, sia a carico di questi lavoratori, che dovrebbero essere espulsi, sia a carico dei datori di lavoro, per i quali potrebbero scattare pesanti conseguenze penali. In questo senso l'emendamento costituiva un aiuto oggettivo al miglioramento del testo del Governo.
Il problema, dunque, esiste e va risolto e mi pare che il sottosegretario Mantovano si sia mosso in questo senso. Se non lo si vuole risolvere nell'ambito di questo disegno di legge per criteri di omogeneità, lo capisco (Commenti dei deputati del gruppo dei Democratici di Sinistra-L'Ulivo)! Penso, tra l'altro, che le ragioni di omogeneità debbano essere rispettate; rispetto non solo le mie, ma anche quelle che vengono proclamate!
Il Governo riconosce la fondatezza e credo ci dica in quale contesto lo intende collocare. Quel che certo è che, nel momento dell'entrata in vigore della legge, dopo l'approvazione del Senato, si rende necessaria l'emanazione di un provvedimento urgente in grado di evitare evidenti effetti perversi e di regolarizzare la posizione di questi lavoratori extracomunitari irregolari.
Mi sembra questo, se non ho interpretato male, il senso della risposta fornita dal sottosegretario Mantovano. Dopo ciò, dal momento che io non posso dubitare - non lo farei nemmeno se fossi un collega dell'opposizione - della parola del Governo, sono convinto che il Governo, dopo un lungo dibattito, si sia chiarito le idee e che comunque la nostra iniziativa abbia acceso i riflettori su una questione che non potrà non essere risolta contestualmente, pena le conseguenze da noi indicate e che nessun Governo può perpetrare né a danno dei cittadini extracomunitari né tantomeno a danno dei datori di lavoro che li hanno impegnati.
Non mancheremo di vigilare sulla coerenza di questi provvedimenti. Per quel che mi riguarda, essendo soddisfatto del pronunciamento del rappresentante del Governo - immagino che il Governo accetterà un rafforzamento particolare che verrà dai capigruppo della maggioranza - sono altresì pienamente soddisfatto di aver affrontato e concorso a risolvere un problema importante. Per queste ragioni, ritiro il mio emendamento 29.3 (Applausi dei deputati dei gruppi dell'UDC (CCD-CDU), di Forza Italia e di Alleanza nazionale).