PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER FERDINANDO CASINI
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Tabacci al quale ricordo che ha a disposizione quindici minuti. Ne ha facoltà.
BRUNO TABACCI . Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, desidero esprimere apprezzamento per il tono ed il profilo delle dichiarazioni programmatiche del Capo dell'esecutivo. Ho trovato la consapevolezza delle grandi aspettative suscitate nel paese e, nel contempo, dell'inevitabile durezza dei compiti di Governo che l'attendono. Non vi era trionfalismo, ma consapevolezza del passaggio dai toni della campagna elettorale alle responsabilità istituzionali. Qualcuno ha parlato di profilo basso, di timore, quasi di paura (ho sentito che il senatore Angius ha usato questo termine). Mi è parsa, invece, una partenza prudente ed un'impostazione equilibrata per chi si è dato l'obiettivo di durare l'intera legislatura. Forse un discorso rivolto direttamente al paese, ma che non può non avere una sua forte rilevanza parlamentare, anche perché è nelle aule parlamentari che si potranno realizzare i presupposti politici e legislativi per raggiungere gli obiettivi fissati dal suo Governo. Va ribadita, dunque, la centralità del Parlamento. È in tale sede che si può costruire la base per un dialogo e per un confronto costruttivo con l'opposizione.
Tuttavia, vi sono le condizioni politiche per favorire questo dialogo? O la sinistra preferirà rifugiarsi in un atteggiamento politicamente «muscolare» contro il Governo, per recuperare una coesione di facciata sulle grandi questioni? Per ora la sinistra, che ha perso le elezioni, si è limitata a rivendicare di avere fatto tutto bene, tutto per il meglio. Pensiamo alla ripetuta rivendicazione dell'ingresso nell'Europa monetaria con il passaggio dell'indebitamento netto delle pubbliche amministrazioni dall'8 all'1,5 per cento del PIL: merito indiscutibile, ma si ha l'impressione che il peggioramento dei conti pubblici di questi mesi confermi il timore di uno sforzo certo straordinario ma caratterizzato principalmente dal contenimento, anche contabile, della spesa pubblica, non certo della sua riduzione strutturale.
Non ho trovato traccia di questi dubbi nelle vostre analisi: solo certezze, sicurezze. Come mai, se avete fatto tutto così bene, non c'è stato il riconoscimento del paese? Si sono forse sbagliati gli elettori? O non potrebbe esservi un qualche significativo ritardo nella sinistra politica in Italia rispetto al muoversi delle cose nel nostro paese ed in Europa? La verità è che in questi quasi dieci lunghi anni la sinistra, più che nell'esercizio della critica o nella ricerca del consenso sociale e politico al più alto livello, si è impegnata duramente nella demonizzazione degli avversari. Ha perseguito la via giudiziaria al potere che le ha consentito di raggiungere l'obiettivo di andare al Governo senza dover contare sul consenso popolare maggioritario.
Ha tentato di scrivere una storia del nostro paese fuorviante e strumentale, fondata non sulla verità, ma sui testi sacri dell'antimafia e delle Commissioni stragi, ma la storia si è vendicata: chi semina vento può raccogliere tempesta. Vogliamo allora davvero chiudere questa lunga e insopportabile fase di transizione, che ha rischiato, in parte riuscendoci, di annullare la politica?
Non si tratta di elargire un'amnistia pelosa, ma di riconoscere le forzature sul piano storico, politico e istituzionale.
Stamane ne ha parlato, con parole emozionanti ed appropriate, la collega Moroni. Ognuno lo faccia per la sua parte, ben sapendo che i torti e le ragioni non possono essere attribuiti come si è tentato di fare; sommessamente va detto che qualcuno aveva più ragione degli altri e la storia democratico-cristiana, quella di molti di noi, non è stata certo dalla parte sbagliata.
Signor Presidente del Consiglio, abbiamo molto apprezzato l'indicazione dell'irreversibilità dell'impegno e delle scelte europee, tagliando corto su alcune incertezze e contraddizioni trapelate nelle settimane scorse. Ora si tratta di lavorare insieme, rilanciando il dibattito intorno ai contenuti della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea - solennemente proclamata a Nizza - e, in particolare, su alcuni principi che andranno collocati nella prima parte della futura Costituzione europea: lo sviluppo, la sussidiarietà e la solidarietà.
Il chiarimento attorno a questi principi può aiutare il cammino di tutti nel nostro paese: si tratta di intenderci sulle cose che diciamo.
Il principio di sviluppo consiste nell'attuazione di politiche e attività comuni, per promuovere uno sviluppo armonioso, bilanciato e sostenibile dalle attività economiche, per l'occupazione e la protezione sociale, per l'uguaglianza tra uomini e donne, per una crescita sostenibile nel rispetto della protezione e della qualità dell'ambiente, per aumenti negli standard della qualità della vita, per la coesione economica, per quella sociale e per la solidarietà tra gli Stati membri. Essi devono agire in conformità al principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, per favorire un'efficiente collocazione delle risorse. Emerge, chiaramente finalizzato allo sviluppo, il ruolo centrale del mercato e della concorrenza.
Riguardo al principio della sussidiarietà, stamane ne abbiamo sentita una versione della collega Turco. Credo si tratti di trovare un punto di incontro su un principio fondamentale, che per un verso promuove la libertà e l'autonomia della persona - nonché quella dei soggetti organizzati - delimitando la sfera dell'intervento pubblico (tutto ciò non significa annullare l'intervento pubblico, ma, certo, ridurlo e ridimensionarlo), per altro verso ripartisce i poteri tra i diversi livelli di governo in un arco che va dal comune fino all'Unione europea.
In tal modo si delinea un liberalismo cooperativo - che non è liberismo - tra le diverse sfere di autonomia, di libertà e di responsabilità, al cui interno vale la regola della concorrenza. Sulla base di questo principio va collocata la trasformazione organizzativa dei servizi alla persona, come la scuola e la sanità. Anziché combattere battaglie di tipo ideologico, ritengo sia necessario calare il senso di questo principio nella dura realtà gestionale di servizi così delicati, come la scuola e la sanità.
Il principio della solidarietà va collocato nelle politiche sociali, di educazione e formazione professionale, nell'ambiente, nella salute pubblica, nella protezione dei consumatori. Esso va collegato al principio dello sviluppo, senza il quale la solidarietà è staticamente redistributiva.
Signor Presidente del Consiglio, ho rilevato lo sforzo profuso per rilanciare la grande riforma, ma su questo punto è tempo ormai di formulare una parola chiara: la grande riforma non si può fare sommando pezzi scollegati tra di loro.
Il suo Governo dovrà fissare la data del referendum confermativo inerente alla modifica di legge costituzionale sul cosiddetto federalismo. Qualcuno potrebbe pensare che è meglio un uovo oggi che una gallina domani. Il rilancio allora può avvenire solo se, dopo il fallimento di ben tre Commissioni bicamerali, si avrà il coraggio di istituire e votare un'Assemblea costituente in grado di affrontare in maniera coordinata e definitiva l'ammodernamento dello Stato e delle istituzioni.
Dobbiamo guardare agli Stati Uniti d'Europa; questo è il federalismo all'ordine del giorno e questo è il modo per riscrivere la Carta costituzionale, aggiornandola alla luce della stella polare europea.
Le cadute solitarie si possono evitare, coinvolgendo il giudizio popolare e motivandolo sulle scelte istituzionali di un'Assemblea costituente che non interferisca, né funzionalmente né temporalmente, con l'attività del Governo e del Parlamento.
Ed ora il paese - e, ovviamente, il Parlamento - attende, con l'esame del documento di programmazione economico-finanziaria, le grandi linee di orientamento di una manovra economica che deve poter scommettere sullo sviluppo. Bisogna liberare le risorse, la voglia di crescere che vi è nel paese, anche di fronte ad una congiuntura che certo è molto meno favorevole di un anno fa.
Occorrono una rigorosa politica di bilancio, una legge Tremonti allargata, una manovra fiscale finalizzata al Mezzogiorno, una graduale ma significativa emersione del sommerso, una crescente flessibilità del mercato del lavoro per rovesciare la logica di Timisoara, vale a dire quella in base alla quale molte aziende del nord - in particolare del nord-est - hanno scelto di allocare altrove le loro attività produttive, realizzando un decentramento produttivo, ma in sostanza trasferendo investimenti italiani all'estero. Rovesciare la logica di Timisoara vuol dire rendere nuovamente attrattivo il nostro paese, anche dal punto di vista degli investimenti stranieri.
Signor Presidente, il suo Governo può durare l'intera legislatura. Ci conforta il grande consenso popolare ricevuto, ma non bisogna dimenticare che la coalizione nasce dalla convergenza tra storie diverse, che hanno saputo saldare una vasta porzione dell'elettorato. La tentazione di semplificare può avere una sua logica, ma non può essere dettata da rapporti di forza, dalla politica. Ecco, occorre rilanciare la politica, la sua qualità, la sua cifra culturale ed etica. Il suo Governo non ha nulla da temere da un accrescimento della qualità della politica, molto da un suo ulteriore ridimensionamento.
Il suo Governo contribuisca a far vivere la coalizione che lo sostiene con uno spirito aperto e creativo: i deputati del CCD-CDU Biancofiore non faranno venir meno il loro impegno vissuto con serietà e lealtà.
Buon lavoro nell'interesse del paese a lei, Presidente Berlusconi, e al suo Governo (Applausi dei deputati dei gruppi CCD-CDU Biancofiore, di Forza Italia e di Alleanza nazionale - Congratulazioni).