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POLITICA: CRISI DI GOVERNO, INTERVISTA CON BRUNO TABACCI | | PRODI? GOVERNI SE CE LA FA | | «Berlusconi ha aiutato Romano minacciando le elezioni», dice l'esponente dell'Udc. E adesso? «Il Governo faccia quel che deve, e poi occorre una nuova legge elettorale».
A Bruno Tabacci, leader scomodo dell’Udc di Pier Ferdinando Casini, Berlusconi avrebbe dato volentieri un ministero purché cessasse di essere la spina nel fianco del suo Governo, e anche l’attuale maggioranza di Centrosinistra ha fatto di tutto per averlo nelle proprie file, ma l’ex governatore della Lombardia allievo di Giovanni Marcora ha fatto sberleffi a tutti e da anni, ora molto più ascoltato, continua a dire che Prodi è il migliore alleato di Berlusconi e viceversa, e che per tornare alla normalità occorre una nuova legge elettorale che tolga ai radicali di destra e di sinistra il Governo del Paese. «Il problema è sempre il bipolarismo "muscolare"», spiega Tabacci in questa intervista con Famiglia Cristiana, «uno schieramento malato prevale sull’altro ma non riesce a governare e viene divorato dalle sue contraddizioni. Noi avevamo i leghisti, di là ci sono la sinistra radicale e quella antagonista».
• Come si esce da questo pasticcio?
«Creando le condizioni di un sistema politico nel quale gli estremi non possano spadroneggiare».
• Perché Prodi e Berlusconi sono un ostacolo su questa strada?
«Il bipolarismo muscolare ha nei due leader i suoi campioni, ma ha dato tutto quel che poteva dare, cioè poco. Ancora oggi è sintomatico che la crisi si chiuda con un espediente semplicissimo: la minaccia di un nuovo arrivo di Berlusconi. E Berlusconi ha fatto da sponda a Prodi minacciando le elezioni politiche, e cioè adoperando l’unico argomento per ricompattare il Centrosinistra. Come dire? I due si reggono a vicenda. Questa non è politica; l’Italia ha bisogno di una serie di riforme strutturali, per le quali occorre che si formi uno schieramento di forze politiche armate di buona volontà».
• Per esempio?
«Quando tre anni fa è esplosa la crisi della Fiat, registrammo da un lato Tremonti che riscopriva il "colbertismo", dall’altro Bertinotti che chiedeva l’intervento dello Stato nel capitale della Fiat. Per fortuna è arrivato Marchionne, con la scelta di liberarsi dei settori diversi dall’auto e concentrarsi sull’innovazione e sui nuovi modelli. Il mercato ha fatto la sua parte comperando prodotti Fiat. Come si vede, gli statalisti ci sono da una parte e dall’altra».
• Ci vuole un Marchionne in politica?
«Il Marchionne della politica si chiama "nuova legge elettorale". Siamo passati a un sistema maggioritario che non si adattava al nostro Paese, fino a un proporzionale molto imperfetto basato su un premio di maggioranza, e quindi su uno schema che in realtà inneggiava a un bipolarismo i cui opposti sono mangiati dalle loro contraddizioni. Dobbiamo andare verso una legge elettorale alla "tedesca" con uno sbarramento forte del 5 per cento che darebbe luogo a quattro aree: la sinistra antagonista e il Partito democratico del Centrosinistra da un lato, mentre sul versante di Centrodestra credo che diventi naturale per noi dell’Udc mettere insieme una vasta area moderata lasciandoci, sull’ala estrema una forza populista».
• Per far nascere cosa?
«Per tornare semplicemente alla politica e non ai capricci del bipolarismo muscolare. In Germania sia il cancelliere democristiano Angela Merkel sia il suo predecessore socialdemocratico Schroeder dichiararono di voler fare a meno delle ali estreme perché troppo radicali, accettando tutte le conseguenze e governando coerentemente con questo principio. Adesso la Germania vola e trascina anche il nostro sviluppo. Per quello che ci riguarda, anche noi diremo alla destra populista che non ci alleeremo nel nome di un radicalismo di destra, e meno ancora ci asserviremo, agli interessi di qualcuno. Chiaro?».
• Sulla legge elettorale alla tedesca convergono ormai D’Alema e i Ds, la Margherita, voi e persino Rifondazione comunista. L’interesse comune creerà nuove alleanze?
«Certo, ma questo deve servire soltanto a fissare regole del gioco che siano chiare, e il tutto alla luce del sole».
• Dopo una nuova legge elettorale si va a votare. Come crede che reagirebbero Prodi e il suo Governo?
«Il Governo faccia quel che deve fare, dalla riforma previdenziale alle liberalizzazioni, affronti il nodo del costo dei servizi bancari, faccia davvero una politica a sostegno della famiglia. Una legge elettorale si fa sul finire della legislatura; se il Governo Prodi ha davvero una maggioranza autonoma faccia il suo lavoro e lo faccia bene».
• Sull’autonomia di questa maggioranza si nutrono forti dubbi...
«Infatti non è in grado di andare avanti per molto. Per capire cosa accadrebbe in caso di nuova crisi basta rileggere le parole del presidente Napolitano, il quale dice in buona sostanza che occorrerebbe dare il via a un Governo "di garanzia" per approvare la nuova legge elettorale. Io credo che quel giorno non sia lontano».
• Non darete aiuti a Prodi?
«Si può fare buona politica senza tradire il mandato degli elettori. Il nostro compito è di fare esplodere le contraddizioni della maggioranza per arrivare quanto prima a normalizzare la vita del Paese. Non faremo opposizioni muscolari "alla Berlusconi", che per un po’ vuole ricontare le schede, poi punta sulla "spallata" e alla fine aiuta Prodi minacciando le elezioni. L’opposizione deve fare emergere le contraddizioni della maggioranza. Ma ovviamente, e correttamente, sulle cose buone non ci tireremo indietro».
Guglielmo Nardocci | | | |
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