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  News ufficio stampa
27 Luglio 2010 

Intervista a Tabacci del sito www.libertaegiustizia.it: “Berlusconi? Solo al comando, ma non è Fausto Coppi”

Pubblichiamo il testo integrale delle risposte del parlamentare di Alleanza per l'Italia

di Francesco Palladino

Secondo Bruno Tabacci, il momento politico, alla vigilia della pausa estiva, si può descrivere, in estrema sintesi, così: “C’è un uomo solo al comando, Berlusconi…… almeno, lui lo pensa. Ma non è Fausto Coppi”. E poi: “Il ministro Tremonti ha fatto il gioco delle tre carte”, con la manovra. Così è sistemato il vertice di governo del centrodestra (quello attuale e, forse, quello futuro). È il portavoce di Alleanza per l’Italia (Api), Tabacci, deputato di lungo corso, 64 anni. Esperto e competente nelle materie economiche, antiberlusconiano severo, per motivi politici ed etici, ma con modi pacati e razionali, senza urla. E’ stato vicepresidente della commissione Bilancio e Tesoro della Camera fino a novembre 2009, allorché ha lasciato l’Udc per aderire alla nuova formazione politica di Rutelli. Ora è componente della commissione Finanze e sta nel gruppo misto, insieme ad altri 7 deputati dell’Api (Calearo, Calgaro, Cesario, Lanzillotta, Mosella, Pisicchio e Vernetti).

Il governo Berlusconi in questi giorni sembra sul punto di affondare, travolto dalle liti intestine, dagli scandali, dalle dimissioni di ministri e sottosegretari faccendieri, dalla questione morale, dalle “squallide consorterie” che indignano il presidente Napolitano. Eppure il premier, che parla solo di “quattro mele marce” e di “pensionati sfigati”, alla fine riesce sempre a riemergere.
Siamo ancora al 24 luglio (secondo una efficace immagine di Giuliano Ferrara) e il 25 non arriva mai, con il declino e la caduta?
Ci vorrebbe un governo di pacificazione, dopo i guasti di un bipolarismo muscolare ed affaristico, che si è imposto in questi anni. Ma non mi pare davvero che Berlusconi possa guidare questa fase nuova. È – appunto – l’uomo solo al comando: solo gli italiani possono toglierlo, facendogli venire meno il consenso. Non abbiamo bisogno di manovre di palazzo, ma di far riflettere il paese sui rischi che sta correndo. D’altronde è vero che la corruzione ha assunto una proporzione così rilevante che mina le basi stesse della nostra convivenza civile. Non c’è più alcuna mediazione politica. Esiste solo la rincorsa all’affare, ad ogni costo, al di sopra della legge e quindi con metodi truffaldini. Gli esempi sono venuti dall’alto (condoni, scudi fiscali, difese per i più forti). E gli italiani, purtroppo, si sono adeguati rapidamente, esprimendo un’economia che è in nero per oltre il 25%. Siamo i campioni del nero nell’area Ocse.

È un quadro devastante e impietoso: ma qual è il futuro che ci attende? Secondo Tabacci “l’idea di un governo del presidente non è solo un fatto tecnico, ma di ‘anima’, ed è ridicolo pensare che Berlusconi lo proponga”, (l’ “uomo solo al comando” non chiederà mai una soluzione simile). Anche il leader dell’Api, Rutelli, dice che “non ci sono le condizioni politiche per un governo di larghe intese, con le migliori energie di questo paese”; e allora, prosegue, “noi vogliamo una nuova geografia politica, fondata su proposte, su progetti e su contenuti”. Per questo l’Api, dal 2 al 5 settembre a Labro (Ri), organizza la festa nazionale “Alleanza per il futuro”, un passo verso la costruzione del ‘terzo polo’ di centro. Fra gli ospiti e partecipanti ai dibattiti sono invitati Casini, Bersani e anche Fini (il più atteso).

Mi dice adesso Tabacci: “Ho visto che anche gli inglesi hanno superato il bipolarismo. In 48 ore hanno fatto un governo di coalizione. Possiamo riuscirci anche noi, se usciamo dalla ubriacatura dei presidenzialismi, che, a destra come a sinistra, hanno generato cattive esperienze”.

Nell’attesa che le nuove condizioni politiche siano mature, c’è il rischio, se si dovesse andare a nuove elezioni, di riconsegnare il paese a Berlusconi. Lei sa che la nostra associazione ha lanciato alle forze politiche un appello (“Mai più al voto con questa legge elettorale“) al fine di raccogliere le firme per una proposta di iniziativa popolare per riformare il “porcellum” o almeno per tornare alla normativa precedente, con il “mattarellum”. Hanno firmato alcuni leader (Bersani, Di Pietro, Bindi, ma non Rutelli) e migliaia di cittadini. Può essere una via percorribile?

Non condivido il ritorno al “mattarellum”. Contiene quel germe che contamina: il premio di maggioranza. assegnato ad una coalizione di minoranza. Peggio della ‘legge truffa’. Sono per un sistema elettorale proporzionale con sbarramento al 5 per cento. E sono del parere che il Parlamento dovrebbe approvare una nuova legge elettorale prima del voto. Ma anche nell’ottobre 2007 Veltroni, appena eletto
segretario del Pd, e con Berlusconi all’opposizione, avrebbe potuto farlo. Solo che ha preferito seguire i teorici del neopresidenzialismo all’italiana, distruttivo e senza contrappesi.

La manovra economica con 25 miliardi di tagli è ormai alla vigilia del varo definitivo in Parlamento: il ministro Tremonti – con grande e spericolato coraggio – sostiene che sono stati colpiti “per la prima volta alcuni alti papaveri” e che “non ci sono state proteste di massa”. Mentre abbiamo visto in piazza perfino i poliziotti, i vigili del fuoco, il corpo forestale, i medici, i lavoratori di decine di fabbriche, i cassintegrati. Protestano anche i diplomatici e gli avvocati. I terremotati abruzzesi e gli albergatori, i dipendenti degli enti culturali, le Regioni e gli enti locali, eccetera eccetera. Lei pensa che la manovra sia giusta ed efficace e – soprattutto – che non sarà necessario un altro intervento in autunno (Tremonti lo esclude)? Perché non è possibile chiedere un sacrificio, con un aumento del peso fiscale, magari momentaneo, a coloro che godono di redditi più alti (come sta per fare Obama negli Usa) o aumentare il prelievo sulle rendite finanziarie?

La manovra è stata forte con i deboli e comprensiva con i più forti. Sono state affondate le mani nelle tasche degli italiani, nascondendo le responsabilità del governo. Ora Regioni ed enti locali dovranno aumentare tributi e addizionali e tagliare i servizi. I più deboli saranno ulteriormente colpiti. Poi a novembre i conti dovranno essere aggiustati, per il 2011. Tremonti ha fatto il gioco delle tre carte, mettendo confusione tra il 2010 ed il 2011. Ma prima della fine dell’anno ci si dovrà tornare sopra. Si poteva intervenire sui capitali scudati:sarebbe stato un messaggio serio dato all’area dell’evasione più scandalosa.

Ma secondo lei la società italiana e gli elettori stanno cominciando a capire i danni incommensurabili che il premier Silvio Berlusconi con il suo governo e la sua filosofia politica e di vita, sta provocando alle istituzioni, al sistema democratico, agli organi di controllo e di garanzia, creando uno “Stato che diventa antiStato”?

Mi auguro di sì. Gli italiani hanno scelto Berlusconi pensando di essere furbi e di non pagare dazio di fronte all’evidenza di uno stile di vita in voga nel Paese (al di sopra delle proprie possibilità). Ora lo dovranno mettere da parte. E a quel punto si comincerà finalmente ad affrontare la verità. Sarà dura, ma è l’unico modo per tornare a guardare avanti.

Intervista tratta da www.libertaegiustizia.it

 

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