News ufficio stampa | | 23 Maggio 2006 | |
Perché dico no alla fiducia al governo Prodi: l'intervento in aula di Tabacci | | | | BRUNO TABACCI. Signor Presidente della Camera, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, ho guardato con attenzione al suo richiamo alla cultura dell'etica della responsabilità civile, che impegna tutti a tendere verso la ricostruzione morale del paese. Eppure, ho trovato una sottovalutazione, nel tentativo di limitare temporalmente, quando lei dice «noi intendiamo ripristinare». Perché vi è una sottovalutazione? Perché sembra che il tema della cultura dell'etica riguardi solo una parte, tocchi solo qualcuno. In realtà, da anni vi è una divaricazione crescente tra diritti e aspirazioni e doveri e responsabilità e il trionfo della furbizia in ogni campo è la negazione della responsabilità: e lo si vede anche nell'informazione televisiva. Siamo passati dalla mitica «Lascia o raddoppia» degli anni Cinquanta ai pacchi di RAI Uno. Eppure tanti, troppi, continuano a praticare ad un tempo furbizia e moralismo autoreferenziale. Personalmente, tra i giovinetti alla Barbara Berlusconi e i furbi alla Costanzo preferisco i giovinetti! Lo si è sperimentato durante la dura battaglia parlamentare condotta nella passata legislatura, a tratti nel più totale isolamento, sulla vicenda del risparmio e dei risparmiatori. Presidente Prodi, la sua coalizione ha vinto le elezioni e io non ho nuovi conteggi da brandire o da minacciare per sminuire il valore del suo consenso - la mia tradizione politica me lo impedirebbe o mi getterebbe nel ridicolo - ma io la sfido davvero a guidare il nostro paese avendo di mira l'interesse generale.
Lei non è partito bene. È ancora prigioniero - così mi appare - di quella filosofia dell'onnipotenza delle maggioranze che ha accompagnato la politica in questi anni, e non mi riferisco tanto agli «spacchettamenti»; per giudicare tale scelta, basterebbe utilizzare gli argomenti allora richiamati dall'opposizione, all'atto della nascita del Governo Berlusconi. Ma lei ha fatto molto di più. L'ho visto ripiegarsi all'interno della sua coalizione, invece di scommettere sulla possibilità di ricostruire le basi di una buona politica. Perché non è stato cercato un dialogo convinto sulle Presidenze delle Camere? Ora, quello adombrato sulle presidenze delle Commissioni appare tardivo e strumentale. Se lei si chiude nella sua maggioranza, come sarà possibile affrontare i nodi veri, che pure ha richiamato nelle sue dichiarazioni programmatiche? Penso al sommerso, incompatibile con la dimensione di un paese civile che vuole restare ancorato all'Europa; ma il sommerso non si batte con il bipolarismo muscolare che nasconde e tutela gli interessi particolari e i furbetti diffusi. Nel 2001, dopo che il centrosinistra, e anche lei, avevate già governato cinque anni, c'erano, nel nostro paese, solo mille miliardari, ma il parco auto era ricco di 250 mila auto di lusso. Quindi, vuol dire che il sommerso si batte se la politica non si fa strumentalizzare dagli interessi di parte e se si introduce davvero un meccanismo di contrasto tra interessi diversi, chi vende servizi e chi li acquista, potendoli portare in detrazione. Ma davvero ha deciso di favorire l'apertura e la liberalizzazione dei mercati, dopo privatizzazioni realizzate in maniera improvvisata ed incompleta? Come si possono battere i nuovi monopolisti che hanno sostituito lo Stato imprenditore? Con l'autosufficienza della maggioranza? E che fanno banche, assicurazioni, gestori dell'energia elettrica, del gas, delle autostrade, delle telecomunicazioni? In questi anni, i nuovi monopolisti hanno fatto grandi utili mettendo le mani nelle tasche dei cittadini, delle famiglie e delle imprese. Così stanno le cose. Avendo, inoltre, dato vita ad un processo che ha mutato la natura dello Stato - da Stato imprenditore a Stato privatizzatore -, è venuta meno quella condizione di Stato regolatore senza la quale i mercati sono lasciati a se stessi, in balia di nuovi monopolisti che, a dispetto dell'andamento di ieri della Borsa, sono gli unici che, in anni di economia ferma, hanno realizzato clamorosi utili. Sono preoccupato di questa impostazione politica. Ovviamente, starò al mio posto, come sempre, cercando di costruire un'opposizione ragionata e non pregiudiziale al suo Governo. Sono consapevole che una testimonianza vera può essere utile, anche se appare isolata. Posso permettermi di guardare con distacco ai tanti che, oggi, si affrettano a dire di non aver mai conosciuto Moggi; e il calcio appare come la parabola dei furbi e i furbi - si sa - sono diffusi un po' in tutte le contrade. Presidente Prodi, non dica che non c'è il clima. Cerchi piuttosto di favorirlo. È anche il modo più politico per evidenziare, se ci fosse, una opposizione preconcetta. Ma, se lei si arrocca, non solo questo non lo scoprirà, ma indurrà questo bipolarismo rissoso a mostrare la parte muscolare, che è
quella meno utile al paese. E non si rifugi nella antipolitica, coltivandola, perderebbe anche lei. Certamente, perderemo tutti e lei, che, pure talvolta, sembra inclinare alla tentazione dell'antipolitica, non è il più forte in questo campo e, quindi, non le conviene mettersi su questa strada. Scopra il coraggio della buona politica. C'è, ed è possibile ritrovarla. Qualcosa potrebbe mettersi in movimento, e penso che questo corrisponda all'interesse più profondo del paese.
Le elezioni si sono concluse e credo che anche la retorica del paese diviso debba essere accantonata. Però, onorevole De Mita, non basta fare una riflessione sulla legge elettorale, come se essa potesse nascondere le difficoltà di un sistema bipolare che tende ad esaltare gli estremismi, anche quelli verbali. Noi non abbiamo bisogno di estremismi verbali, ma di una solida cultura di Governo. Questo è ciò che serve al paese. Certamente, con molta fatica vedo rappresentata una solida cultura di Governo da questo bipolarismo rissoso. Credo sia compito di tutti creare le condizioni affinché una buona politica torni in campo aperto (Applausi dei deputati dei gruppi dell'Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro, di Alleanza Nazionale e di deputati de L'Ulivo).
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