News ufficio stampa | | 20 Novembre 2009 | |
La mia storia politica degli ultimi dieci anni, il Centro unica via d'uscita per il Paese, i tatticismi dell'Udc e la speranza concreta di Alleanza per l'Italia | | Di seguito il testo dell'ultimo post sul blog di Bruno Tabacci | | Cari amici del blog,
vorrei spiegarvi perché vi invito a partecipare all’iniziativa di Parma dell’11 e 12 dicembre prossimi.
In questi anni ho vissuto le diverse fasi della Seconda repubblica con grande inquietudine, preoccupato di costruire qualcosa di più solido di fronte al declinare della politica anche sotto il profilo etico-morale.
Nel luglio 1998, superate le vicende dei miei processi maturati nella stagione di Mani Pulite, ho concorso a far nascere con Francesco Cossiga l’Udr costruendone l’impostazione di una forza “alternativa alla sinistra radicale, distinta e distante dalla destra”. Mi dimisi a ottobre in contrasto con l’operazione trasformistica di Mastella che faceva nascere il governo D’Alema snaturando l’Udr nella ricerca di un immediato risultato di potere. Subito dopo rifiutai l’offerta di un impegno con Berlusconi e mi avvicinai all’Ccd di Casini con cui rientrai in Parlamento nel 2001. Caratterizzai il mio impegno parlamentare come “la spina nel fianco” del governo Berlusconi (quel soprannome mi venne dato dallo stesso Berlusconi), non per spirito anti-conformista ma perché mi ci vollero pochissimi mesi per capire come alle promesse di rinnovamento liberale del Paese della campagna elettorale sarebbe seguito ben poco e soprattutto ben altro. Infatti già nell’ottobre 2001 votai contro la legge di recepimento delle rogatorie svizzere, con la quale si modificava il codice penale sulle esigenze degli imputati nei processi di Milano Berlusconi e Previti. In quegli anni non votai mai le diverse iniziative legislative ad personam, e lo feci sempre motivando in aula il mio dissenso, senza nascondermi dietro il paravento del voto segreto, nella sostanziale ostilità della mia coalizione e di quasi tutto il mio partito. Non votai nemmeno la legge Gasparri, né la riforma costituzionale inventata in due giorni nella baita di Lorenzago e feci tutto quanto era nelle mie possibilità per denunciare le truffe di un sistema bancario che si sentiva al sicuro sotto l’ala protettiva del Governatore della Banca d’Italia. Anche in questo caso trovandomi spesso solo, osteggiato dai colleghi della maggioranza, ma in molti casi anche da quelli dell’opposizione, anch’essi in molti casi condizionati dall’appoggio a Fazio come è stato poi ampiamente dimostrato dai fatti. E, nonostante gli attacchi e l’ostilità da cui venni circondato, vorrei che fosse chiaro che se tornassi indietro non cambierei di una virgola le mie scelte. Sostenni invece la segreteria dell’Udc di Marco Follini fino al punto, nel momento in cui venne sacrificato da Casini, di far nascere l’Italia di Mezzo. Ma non seguii Follini nel suo passaggio verso il Partito Democratico, anzi lo avvertii di un errore politico che avrebbe ridotto le ragioni del Centro perché privilegiava uno schema bipartitico.
Dopo il voto del 2006 feci opposizione al governo Prodi, ostaggio della sinistra radicale, ostacolando la tentazione dell’Udc di un ritorno con Berlusconi.
Quando nel dicembre del 2007 compresi che Casini voleva ricostruire un asse con il Cavaliere, nel Consiglio Nazionale del 17 dicembre, che molti amici ricorderanno, avvertii l’Udc che non l’avrei potuta seguire in quel disegno avventuroso e per me inaccettabile.
E così il 30 gennaio del 2008 fondai la Rosa Bianca con Pezzotta e Baccini. Nel corso della preparazione di Montecatini, il 16 febbraio successivo, Casini venne messo alla porta da Berlusconi ad Arcore (o forse si ritrasse preoccupato dal fiorire della Rosa Bianca) e l’accordo tra la Pdl e l’Udc saltò.
A quel punto feci un passo indietro e accettai un accordo numericamente al ribasso con Casini pur di salvare le ragioni del Centro, che riuscì così a superare lo sbarramento raggiungendo il 5,6%.
Politicamente da allora ho cercato di approfondire il solco tra la Pdl e l’Udc per portare questa formazione a guidare l’alternativa a Berlusconi e al berlusconismo.
Ho aiutato fino a Chianciano la Costituente di Centro, avvertendo però che i tempi della politica erano più stretti delle intenzioni di Casini e Cesa, di fronte al probabile successo di Bersani alla guida del Pd che avrebbe portato quel partito a privilegiare la tradizione post-comunista (ovvero il socialismo europeo) recuperando a sinistra e scoprendo il fianco verso il Centro. Ora infatti entrano nel Pd Folena e Occhetto e forse capisco questa operazione che però stringe ancor di più lo spazio ai Popolari.
Questo avrebbe richiesto di accelerare la trasformazione dell’Udc in un nuovo soggetto politico con un nuovo simbolo e una sua vissuta democrazia interna, in modo da renderlo attrattivo (operazione già tentata senza fortuna con Enrico Letta dal gennaio 2009) per Francesco Rutelli e l’area della ex Margherita. A questo si è risposto invece con le lentezze le chiusure delle procedure legate alla Costituente di Centro.
La consapevolezza che i tanti amici interessati a questo disegno (e in questi giorni se ne hanno le conferme, ben oltre le adesioni dei parlamentari che essendo nominati in base ad una legge elettorale perversa, rispondono non al loro elettorato potenziale, ma ad altri calcoli) non avevano come obiettivo l’ingresso nell’Udc, mi ha fatto assumere la difficile decisione di accelerare i tempi. E così è nata Alleanza per l’Italia.
Delle decisioni assunte porto responsabilità esclusiva e se si riveleranno sbagliate ne pagherò le conseguenze politiche. Chi vuole guidare i processi politici deve assumere i rischi derivanti dal fatto che le spiegazioni del muoversi dei processi stessi spesso sono successive all’assunzione delle decisioni.
Oggi immagino e lavoro alla costruzione di un’Alleanza per l’Italia ancorata alla realizzazione di una grande area di Centro con caratteristiche programmatiche innovative e collocate politicamente in alternativa alla destra populista, distinta dal post-comunismo del Pd di Bersani e distante dal giustizialismo di Di Pietro, eppure capace di costruire una alternativa alla deriva presidenzialista alla Putin di Berlusconi.
Rileggendo questa impostazione mi sembra di dover concludere che in realtà in questi dieci anni non mi sono mai spostato dallo spazio politico che rivendico e che vorrei contribuire ad ampliare.
Non so se Alleanza per l’Italia avrà successo, ma forse stavolta ci sono condizioni positive per accelerare il processo e costringere il sistema politico italiano a ricostruirsi dal Centro, dopo la rovinosa tentazione bipartitica che sta minando anche il corso di questa legislatura, sempre più avvitata su se stessa e incapace di affrontare i sempre più gravi problemi degli italiani. E comunque, poiché penso che questa sia la strada giusta, l’unica, per risollevare l’Italia, continuerò ad insistere.
Sarò ben felice se Casini vorrà dare il suo contributo decisivo. Ma so che, intriso di cultura dorotea, lega le scelte agli stati di necessità più che alla guida dei processi politici in evoluzione.
Per parte mia sarei lieto se gli amici del blog aprissero un dibattito serio, sulla rete ma anche nelle realtà in cui vivono, sull’iniziativa politica che parte da Parma, non a seguito di un colpo di teatro, ma nel quadro di un impegno meditato e disinteressato. Con buona pace delle inutili personalizzazioni che ha voluto introdurre Savino Pezzotta.
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